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domenica, 18 marzo 2007

L'ORIZZONTE CHE SI GODE DALLE VALLI DI COMACCHIO - Voto:  8
Comacchio
E' oramai arcinota l'amena bellezza di certe zone dell'area brianzola, e di cui le valli di Comacchio sono chiara espressione.  Nella foto di cui disponiamo, sulla sinistra è possibile scorgere le guglie della Cattedrale di Milano che sbiadiscono nella luce pallida del meriggio, mentre in basso a destra si intravvede una tipica mondina seduta su uno scranno di pietra, che si riposa dalle fatiche del lavoro, a cui Tolstoj si ispirò per i versi "gentile fanciulla delle valli di Comacchio /  mi son straniero viandante che ha perso la strada / perchè tu allora, altera donna, non lasci la spada / e tra le  mani non mi prendi, risoluta, il cacchio?" (tratto da "La fava ed il pisello", raccolta di stornelli di Capricorno Tolstoj, cugino del più celebre autore di "Guerra e Pace"). Ed è proprio da queste valli di pietra, che le mondine (talmente povere da potersi vestire solo di brevi strisce di stoffa, il che, unito alla propensione copulativa delle donne del luogo, ha notevolmente accresciuto il tasso di natalità delle summenzionate valli) coltivano a riso dopo aver ridotto a fertile e friabrile humus il suolo granitico a colpi di spada, che si gode un bellissimo orizzonte, ed anche di più gode il marito della tipica mondina brianzola vestita di strisce di stoffa e cui Tolstoj si ispirò per i versi "gentile fanciulla dalla vulva rada / che abiti orgogliosa nelle valli di Comacchio / ti han ridotta così dei potenti colpi di spada / oppure i colpi del tuo marito furente il cacchio?" (tratto da "Mille pensieri e cento pensoggi", libro di diritto privato supervisionato da Alberigo di Stockhausen). Un posto che fa godere molto l'orizzonte, e soprattutto la mondina in posizione orizzontale.
postato da: FulvioErmete alle ore 16:37 | link | commenti
categorie: spada, valli di comacchio, leone tolstoj
domenica, 04 marzo 2007

LA CRAVATTA DI SIMONE CRISTICCHI: VOTO 5/10

cristicchi
E' davvero un peccato che la moda non sia riuscita ad adornare il trionfo al Festival del vero erede di Fausto Papetti, facendo godere non soltanto l'orecchione (il brano è stato apprezzato particolarmente da Cecchi Paone) ma anche l'occhio. Simone Cristicchi (il cui nome deriva dal latino e significa "uno magico", dallo stesso etimo di Sim Sala Bim, ed il cognome dal greco alessandrino e significa "vulve di insetto canterino") aveva già goduto dei favori incontrastati del mondo della musica, per il suo modo originale ed inconfondibile di pettinarsi i capelli come Caparezza (il c.d. taglio "a sgracco") e di comporre i brani come Caparezza pur facendosi associare a Biagio Antonacci (anche se a quanto pare è stata la casa discografica a pretendere che si facesse associare al noto cantautore bolognese, la sua intenzione originale era di inserire nel testo del suo famoso tormentone un riferimento a Charles Bronson), adesso cade  con ignominia su un dettaglio  minimo ma fondamentale: la cravatta. Tutti sanno che un look finto serio sbarazzino pretende dei pois, una donnina nuda od una rana color mattone sdrucito. Ma ciò che più turba è l'incapacità di scegliere il nodo giusto: invece della scollatura trascurata, sarebbe stato molto più appropriato il nodo strettissimo da strangolo od il nodo scorsoio alla Saddam Hussein, anche perchè ne sarebbe derivato un colorito bluastro della cute facciale che ben si sarebbe adattato alla montatura ocra degli occhiali.  Avrebbe davvero dovuto fare come Povia, ovvero                                                      .
postato da: FulvioErmete alle ore 19:17 | link | commenti (1)
categorie: sanremo, cristicchi, tettonica a zolle