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mercoledì, 25 aprile 2007

IL DUODENO DELLA ZIA CLOTILDE DOPO IL PRANZO DI PASQUA: VOTO 8,5

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Davvero un tripudio di colori e di sfumature le interiora della zia Clotilde - i cui diritti di immagine sono stati venduti alla Panini per un nuova serie di albi da colorare, "Gioca e colora con le meraviglie del corpo umano: vol. 1 il tumore al duodeno" - così come portate alla luce nel corso di un delicato intervento che si presumeva essere finalizzato alla rimozione di una massa tumorale, ma che si è invece rivelato un momento intimamente ed intensamente poetico. Come reso noto dalle prime pagine di quotidiani come la Repubblica, la Repubblica e la Repubblica, la zia Clotilde aveva avvertito come un disagio, una certa qual difficoltà ad ingerire che si era rivelata nel corso del morigerato pranzo pasquale, ed in particolare al momento dell'ingerimento della fetta di limone candita con lo strutto fritto, che giungeva quale dessert (dopo l'insalata di mare e gamberoni al pepe, i cannelloni di spinaci e marmellata di melanzane, la parmigiana di finocchio e calamaro alla nutella, il crasto rassodato in ragù di salsiccia alla cannella e la coscia di portoricano condita) a chiudere il pasto. Giunta all'ospedale del luogo, alla zia Clotilde veniva diagnosticato un tumore maligno al duodeno ("meno male, pensavo una indigestione", avrebbe dichiarato) cui seguiva un intervento di urgenza realizzato dall'equipe del Dott. Meduri L. R. circa due anni e sette mesi dopo la diagnosi (il Dott. Meduri si sarebbe giustificato dicendo che prima di operare doveva pur aurearsi). Giunto il giorno dell'operazione, ed aperto il corpo della zia Clotilde con un incisione che dall'angolo dell'occhio destro arrivava fin sotto la caviglia sinistra (la c.d. "incisione Padoa Schioppa", realizzata senza anestesia perchè l'anestesista aveva perso una partita a pari e dispari col primario del reparto di anologia e doveva pagare pegno), ecco l'imprevisto: come in un attimo di intensa grazia, il Dott. Meduri e la sua equipe vengono rapiti dall'assoluta bellezza del duodeno e delle interiora tutte della zia. Le cromature giallo paglierino dello stomaco e delle pareti muscolari, che sfumavano nel delicato arancione mandarino sui bordi più irrorati di sangue, ed al centro di tutto questo - garrulo e festante - il bulbo rosato del duodeno, con quelle striature rosso intenso che gridavano commosse alla vita. La commozione dei medici giunse alle lagrime, e stettero così - attoniti e muti - per circa sette ore, fino a quando l'intero reparto - ed anche alcuni degenti appena operati di ragadi fulminanti - si recarono a vedere quello spettacolo, immobili e piangendo fino a che il tumore non si estese fino al culo e l'intero apparato digerente esplose, schizzando l'equipe del calamaro alla nutella che ancora dopo due anni doveva essere digerito (ma la responsabilità dell'equipe venne esclusa, in quanto si accertò che la zia Clotilde era già morta di stenti al momento dell'incisione realizzata senza anestesia).
E' proprio vero: fin quando al mondo esisterà gente capace di abbandonare il proprio lavoro, di fermare la malata e fredda frenesia della vita moderna che tutto piega al lavoro ed al becero denaro, per arrestarsi un attimo e cogliere quell'attimo fuggente di un momento di colorata poesia - che ora c'è, ora c'è, ma solo per poco, per poco! giusto il tempo di esplodere in un grumo di strutto fritto e semidigerito - fin quando al mondo esisterà gente così, allora gli ospedali italiani faranno schifo al cazzo.